| 4.1. Consegnare alla Redazione
copia del testo (stampa cartacea) e dischetto (su
entrambi, l’indicazione di nome e cognome dell’autore,
nome attribuito al file, indirizzo per l’invio
a mezzo posta delle bozze per correzione).
Testo cartaceo e dischetto devono
avere contenuto identico, salvo il
caso in cui il contributo sia una Nota a sentenza:
in quest’ipotesi, il (solo) testo della
sentenza può (a discrezione
dell’autore della Nota) non essere
riportato sul dischetto (quindi, può essere
allegato solo in testo cartaceo, ma va sempre preparato
con tagli, omissis, ecc.; in proposito v. infra,
4.2) mentre: - la massima (preparata dall’autore,
utilizzando la massima ufficiale se si tratta
di sentenza della S.C.); - gli estremi della
decisione (autorità giudiziaria, data
di deposito, ecc.; anche qui, v. infra), -
nonché il titolo (unico per
la sentenza e per il commento), devono comparire
sia sul testo cartaceo sia sul dischetto, precedendo la
nota.
4.2. Unire alla Nota a sentenza
una copia interamente leggibile del testo
della sentenza (o di altro
provvedimento commentato: ad esempio, delibera
della Commissione di Garanzia); a tale scopo
controllare la completezza e la leggibilità di
fotocopie, di fax, di parti manoscritte della
sentenza.
Se nella copia del testo del provvedimento
risultano introdotti corsivi
e sottolineature essi vanno eliminati (indicare,
a margine del testo, la sostituzione con il
carattere tondo). I corsivi non vanno eliminati
se appartengano al testo originale:
ciò accade talvolta (anche se raramente)
nel testo originale di pronunce della Corte
Costituzionale; in tal caso lo si può segnalare nella
nota (ad esempio: “i corsivi riportati
nella sentenza appartengono all’originale”,
ecc.).
Tuttavia, vanno eliminati sempre
i neretti, anche dal testo della sentenza (ad
esempio, eventuali numeri di paragrafo interno
della motivazione, ecc.)e debbono essere
sostituiti con carattere tondo normale (indicare,
a margine del testo, tale sostituzione).
Controllare se nella sentenza vi siano citazioni
di precedenti: in tal caso è utile
indicare - nella Nota- la
Rivista ove essi sono pubblicati. Inserire
all’interno del testo della sentenza
la seguente dicitura, in corsivo tra parentesi
(cit. in nota)
oppure, se sono richiamate assieme
più sentenze (citt. in nota)
4.3. La sentenza (o altro provvedimento) può essere privata di passi che
l’autore della Nota ritiene possano non essere
pubblicati.
Ciò va fatto apponendo all’inizio
e alla fine del testo che si pubblica, la dicitura
(Omissis). (collocare a margine sinistro, dove
inizia l’omissione del testo; in corsivo,
tra parentesi, iniziale maiuscola, punto finale;
senza andare a capo; il testo della sentenza
prosegue dopo il primo omissis).
Anche all’interno della sentenza si
può omettere qualche passo; ciò si raccomanda in
particolare (a prescindere dalla lunghezza
totale della decisione, quindi anche se si
tratta di una sentenza breve):
1) per passi che non concernono la questione massimata;
2) per le parti della sentenza (di merito) dedicati all’istruttoria,
quando l’esito di questa è riassunto dallo stesso giudicante,
o è altrimenti desumibile, oppure non rileva per la parte della
decisione in commento, ad esempio perché tratta questioni preliminari
e via dicendo;
3) nel caso di decisioni della S.C., per i motivi di impugnazione che
non toccano la questione di cui in massima;
4) vi potranno essere, infine, ragioni di riservatezza
tali da indurre l’autore della Nota, con propria valutazione, a
omettere brani di dichiarazioni dei testi, o a limitare il riferimento
a nomi di persone alle lettere iniziali puntate; ove ritenuto opportuno,
lo stesso può farsi – eccezionalmente- per il nome della
parte che si colloca tra gli estremi della sentenza, dopo la massima,
prima del testo (questo tipo di omissione andrebbe, comunque, segnalato
al lettore) .
4.4. Gli (Omissis) da introdurre nel
testo della sentenza vanno evitati per
le sentenze della Corte Costituzionale (delle
decisioni della Corte Costituzionale, si pubblica
normalmente tutta la parte da Considerato
in diritto in poi).
4.5. Nessuna parte del testo
preparato dall’autore del saggio,
del commento, della Nota redazionale, né delle
relative note interne, o a piè di pagina,
o in appendice, deve contenere neretti.
I corsivi siano limitati (sono necessari,
com’è d’uso, per i termini
in lingua straniera).
Non si usano simboli grafici (ad
esempio, non si deve usare il simbolo del
paragrafo: §). Le virgolette sono, come
segno grafico dalla tastiera, le seguenti: “...” (non
altro segno).
Il neretto si usa solo per
il titolo delle sentenze e delle relative
Note, redazionali o a firma; in quest’ultimo
caso il titolo contrassegna sia la sentenza sia
il commento.
4.6. Il titolo dato alla sentenza ed alla relativa Nota deve servire
anche a individuare prontamente la sentenza all’interno
degli indici: si prega quindi il curatore della Nota (redazionale o a
firma) di preferire un titolo sintetico, che consenta immediata comprensione
del contenuto, e della portata, della decisione. Dopo questo titolo va il
punto.
4.7. Il titolo dei saggi da
pubblicare nella Parte Prima va
in maiuscolo grande (graficamente, ciò comporta
che siano preferibili titoli di una certa brevità).
Dopo questo titolo non va il punto.
4.8. Dopo il titolo è preferibile predisporre
un sommario (anche per le Note
a sentenza); se non c’è sommario,
il contributo potrà essere articolato in
parti, distanziate da spazi, numerate (numeri
arabi; ove si ritenga necessaria, in qualche
caso, un’ulteriore articolazione dei titoli,
al sistema di numeri romani - valevoli come sezioni
- sottoarticolati in numeri arabi, va preferito
un sistema più semplice).
Il sommario deve essere in carattere tondo piccolo
(non in corsivo), con i numeri preceduti dal
trattino e seguiti dal punto.
4.9. Se il contributo di dottrina consiste in
una relazione presentata in un’occasione
di carattere scientifico od in un saggio destinato
ad essere inserito in una raccolta, dovrà riportare,
a piè di pagina, si riporti l’indicazione
(in carattere non corsivo) del consueto
tenore (ad esempio: Il testo riproduce il saggio
destinato a..., oppure …la Relazione svolta....;
ecc.). Questa indicazione non va
quindi numerata come nota.
4.10. Le note che
corredano i contributi a firma si collocano a
piè di pagina e sono stampate
a carattere più piccolo.
Numero della nota tra parentesi, inizio del
testo della nota con lettera maiuscola, autori
citati con cognome in maiuscoletto preceduto
dall’iniziale del nome, titolo dei saggi
in corsivo; il numero della pagina è abbreviato:
p.; se si tratta di colonna (Foro it., Giur.
it., ecc.), non occorre altra indicazione
che il numero; vanno ovviamente indicati anno,
parte (prima, seconda, terza) del volume.
4.11. Per i contributi a firma (sia
in Parte I sia in Parte II; per le Note redazionali non
a firma v. invece infra) andrebbero generalmente
evitati, sia pure nel rispetto per lo
stile dell’autore:
- richiami e note di carattere bibliografico
od esplicativo, o rimandi di altro genere,
che vengano collocati tutti assieme alla fine del
saggio;
- citazioni tra parentesi nel corpo del
testo, effettuate (soltanto) con cognome dell’autore
citato, anno dell’opera, e rimando ad
un elenco finale;
- andrebbero altresì evitate note (di
dottrina o di giurisprudenza) inserite nel corpo del
testo.
4.12. La lunghezza del contributo va
essere contenuta entro le 20 pagine a stampa
della Rivista, ivi comprese le note a piè di
pagina, per i saggi in Parte I; entro le 10 pagine
a stampa della Rivista, ivi comprese le note
a piè di pagina, per le note in Parte
I.
Si pubblica la (sola) firma dell’Autore
(nome e cognome: in maiuscoletto per la Parte
Prima; in corsivo tra parentesi per la Parte
Seconda), senza titoli e qualifiche.
4.13. Le prime bozze vengono inviate
all’autore per correzione integrale.
Controllare tutto il testo del saggio o della
Nota ed in modo particolare il testo delle sentenze
e restituire alla Rivista (v. in ultimo l’indirizzo)
le bozze corrette assieme al testo cartaceo
ed all’originale della sentenza.
N.b. Le bozze devono essere corrette a
penna sul testo cartaceo che viene inviato
all’autore.
La Redazione cura normalmente la correzione delle seconde bozze.
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